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Conoscere la valle Casentino, Arezzo, Italia

Il Casentino, stagione per stagione

Una valle che cambia idea quattro volte l’anno.

La valle è piccola, ed è anche verticale: dall’Arno a trecento metri fino al crinale appenninico oltre i millecinquecento. È tutto qui il trucco delle stagioni casentinesi. In un giorno solo puoi uscire da un pomeriggio tiepido di primavera ed entrare in un bosco che la primavera non l’ha ancora vista, e a ottobre puoi guardare lo stesso bosco cambiare colore due volte, a tre settimane di distanza, a due quote diverse. Ecco a cosa serve davvero ogni stagione.

Primavera

La valle si sveglia dal basso. Quando il piano dell’Arno è già verde, il faggio sul Pratomagno è ancora spoglio, e quello scarto di tre o quattro settimane è tutto il bello: in mezz’ora di macchina esci da una stagione ed entri in un’altra.

È la stagione delle camminate basse, lungo il fiume e sulle vecchie mulattiere fra i castelli, prima che l’erba se le riprenda. Orchidee selvatiche sul calcare, i boschi pieni di voci, i passi appena riaperti. Le sagre ripartono con prudenza, con le ciliegie e le prime feste di paese, e le processioni di Pasqua e di maggio riempiono chiese che per il resto dell’anno stanno chiuse.

Porta gli scarponi, e non credere a una previsione di montagna fatta tre giorni prima.

Per ora niente in calendario per questo pezzo di anno. In valle si annuncia tardi - prova l’agenda di tutta la valle.

Estate In corso

Da giugno ad agosto la valle è al massimo del movimento e, se sali di quota, anche del fresco. Trenta gradi ad Arezzo sono un altro numero sotto gli abeti di Camaldoli, ed è per questo che i fiorentini vengono quassù a scappare dal caldo da secoli.

Succede tutto insieme: concerti nei chiostri e nei cortili dei castelli, le sagre grandi con i tavoloni e la carta sopra, camminate notturne, lucciole, cinema all’aperto in paesi di duecento persone. I rifugi sul crinale del Pratomagno sono aperti, e la sera da lassù, con il Casentino da una parte e il Valdarno dall’altra, è la cosa gratis più bella della provincia.

Ad agosto l’Italia va in ferie: paesi più pieni, orari dei negozi più fantasiosi, e alle otto alla sagra c’è la fila. Vacci alle sette.

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Autunno

La stagione migliore, e non c’è partita.

Da metà settembre il bosco gira, il faggio sul rame e il larice sull’oro, e per un paio di settimane intorno a metà ottobre le Foreste Casentinesi sono una delle camminate più belle d’Italia. Al tramonto, a settembre, in alto, si sentono i cervi che si chiamano da una valle all’altra: è il bramito, e non è un suono che si dimentica.

Poi le castagne. Raggiolo e i paesi intorno ci hanno campato per secoli, e le sagre d’autunno sono costruite sulla farina di castagne: castagnaccio, necci, polenta dolce, farina ancora macinata a pietra in mulini dove si può entrare. Dopo la pioggia arrivano i porcini. I fine settimana buoni sono le domeniche di ottobre: vacci presto, i paesi piccoli hanno parcheggi piccoli.

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Inverno

Silenzioso, e senza vergognarsene. Le strade alte prendono la neve, i paesi di collina prendono la nebbia, e la valle torna a chi ci abita.

Dicembre fa eccezione. Quasi ogni paese monta il presepe, e i più grandi fanno il mercatino nei primi fine settimana del mese. I monasteri adesso sono più sé stessi che mai, freddi e silenziosi, la neve sugli abeti e nessuno nel parcheggio. E la cucina si fa seria: scottiglia, ribollita, bollito, castagne arrostite sul fuoco.

Controlla gli orari prima di metterti in macchina. A gennaio mezza valle chiude, e le corriere si diradano con lei.

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L’Arno nasce quassù, sul Monte Falterona, e lascia la valle dalle parti di Subbiano. Il fiume di Firenze il Casentino ce l’ha per primo, e poi lo regala.

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