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Conoscere la valle Casentino, Arezzo, Italia

Fatto in Casentino: lana, ferro e legno

Una valle che ha sempre fabbricato cose, e continua a farlo.

Dai a una valle tutta quest’acqua e tutto questo bosco e, prima o poi, si mette a fabbricare cose. Il Casentino ha torrenti di montagna che un tempo muovevano magli e gualchiere, e un bosco di abeti tagliato e ripiantato da mille anni. Ne sono usciti tre mestieri per cui la valle è ancora conosciuta: un panno, un ferro, e un modo di lavorare il legno. Nessuno dei tre è roba da museo. Li puoi comprare tutti e tre, e nella settimana giusta puoi vederli nascere.

Il panno

La cosa per cui tutti conoscono il Casentino è un panno: il panno casentino, una lana grossa e cardata di un arancione squillante o di un verde bottiglia profondo, con quella superficie arricciata, il ricciato, che nessun altro tessuto ha. È nato povero. Per secoli è stato la stoffa ruvida e calda di pastori, frati e gualdrappe da cavallo, tessuto e battuto nei lanifici di Stia, in cima alla valle nel comune di Pratovecchio Stia, dove il giovane Arno aveva ancora la forza di muovere le macchine.

Poi lo trovarono i sarti. Quel pelo ruvido e arricciato e quei due colori impossibili sono diventati cappotti che oggi si vedono a Firenze e a Milano, e il panno dei poveri è diventato una firma della sartoria italiana, tagliato e venduto a Stia ancora oggi. Il vecchio lanificio sul fiume è ora il Museo dell’Arte della Lana, dove i telai e i magli da follatura stanno ancora nelle sale che li usavano.

Il ferro

Gli stessi torrenti che follavano la lana muovevano anche i magli dei ferrai, e il ferro è il secondo mestiere della valle. Ogni anno pari Stia gli dà un palcoscenico: la Biennale Europea d’Arte Fabbrile, quando fabbri da tutta Europa accendono le forge in piazza e battono barre incandescenti in cancelli, foglie e sculture mentre tu stai lì a guardare. Per un fine settimana l’aria sa di coke e metallo caldo, e il suono di cento martelli risale la strada. È una delle cose più vive che la valle sappia fare.

Il legno

Il terzo mestiere viene dritto dal bosco. I monaci di Camaldoli curano la loro abetina sopra Poppi da mille anni proprio perché ci fosse sempre legname, e i paesi dentro la foresta hanno imparato a lavorarlo. Badia Prataglia, in alto sopra Bibbiena, è il paese degli intagliatori della valle: cucchiai, giocattoli, santi e mobili ricavati dal faggio e dall’abete del versante sopra la bottega. Aggiungi il castagno, che ha dato alla montagna le sue travi, la sua farina e il suo miele, e hai una valle che non ha mai dovuto importare granché di quello che le serviva.

Quattro cose che la valle fabbrica

  • Panno casentino La lana cardata arancione o verde, tagliata in cappotti e sciarpe a Stia. Calda, inconfondibile, e fatta qui da molto prima che diventasse di moda.
  • Ferro battuto Cancelli, ganci, foglie e sculture battuti a mano, celebrati ogni anno pari alla biennale di Stia.
  • Legno intagliato Giocattoli, cucchiai e piccoli santi dal faggio e dall’abete del bosco, soprattutto da Badia Prataglia.
  • Castagno Farina, miele e travi dall’albero attorno a cui sono nati i paesi di montagna.

Dove vederlo nascere

Niente di tutto questo sta dietro un vetro. Durante l’anno la valle apre le sue botteghe, fiere e mercati, e la forgia, il telaio e il banco da intaglio escono in piazza. Ecco cosa sta arrivando.

Tutto il calendario

Il pelo arricciato che rende inconfondibile il panno casentino è nato come un difetto: una stoffa ruvida e a buon mercato che i lanifici di Stia impararono a trasformare in un lusso.

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