Conoscere la valle Casentino, Arezzo, Italia
Il Casentino di Dante
La valle in cui combatte’, e che intesse’ nella Divina Commedia.
Prima di essere il poeta della Divina Commedia, Dante Alighieri fu un giovane cavaliere su un campo di battaglia del Casentino. La valle non lo lascio’ piu’: il suo fiume percorre tutto il Purgatorio, uno dei suoi castelli nasconde un falsario all’Inferno, e i suoi conti lo ospitarono in esilio. Ecco il Casentino che conobbe, e dove puoi ancora entrarci.
Campaldino, 1289
L’11 giugno 1289 la piana coltivata sotto Poppi era un campo di battaglia. Firenze e i suoi alleati guelfi affrontarono i ghibellini di Arezzo a Campaldino, e Dante, poco piu’ che ventenne, cavalcava tra i feditori fiorentini nelle prime file. Non scrisse mai una scena di quella battaglia, ma non dimentico’ quel giorno. Fermati oggi sulla piana, con il castello di Poppi sull’altura sopra di te, e stai guardando il terreno dove comincio’ la sua vita pubblica.
Il fiume che attraversa il Purgatorio
L’Arno nasce sul Monte Falterona in testa alla valle e percorre tutto il Casentino prima ancora di arrivare a Firenze. Dante segue quell’acqua due volte nella Commedia. Nel Purgatorio ripercorre il fiume dalla sorgente giu’ per una valle la cui gente rimprovera senza mai nominare il corso d’acqua, tanto e’ amaro il ricordo. E in uno dei passi piu’ teneri del poema il capitano ghibellino Buonconte da Montefeltro, ferito a morte a Campaldino, racconta di essere sceso barcollando fino a dove il torrente Archiano incontra l’Arno presso Bibbiena, di aver pronunciato il nome di Maria e di essere morto, con il corpo trascinato via dalla corrente. Il campo di battaglia e il fiume sono lo stesso pomeriggio, visto due volte.
I fiorini falsi di Romena
Sopra Pratovecchio si erge il castello in rovina di Romena, un tempo roccaforte dei conti Guidi. Li’, ci racconta Dante, un artigiano chiamato Maestro Adamo contraffece il fiorino d’oro di Firenze per i conti, mescolando tre carati di lega nella moneta. Per questo fu arso, e Dante lo sprofonda nell’ultimo cerchio dell’Inferno, gonfio e tormentato dalla sete, mentre rimpiange ad alta voce i freschi ruscelletti del Casentino che scendono dalle sue verdi colline nell’Arno. E’ il grido nostalgico di un uomo che sapeva bene quale valle avesse perduto.
Ospite dei Guidi
Quando nel 1302 Firenze esilio’ Dante, egli divenne un errante, e il Casentino gli diede riparo. I conti Guidi, le cui torri ancora punteggiano la valle, furono tra i suoi ospiti, e la tradizione lo colloca al castello di Poppi e a Porciano sopra Stia, dove una torre e’ tuttora indicata come sua. Da qui, nel 1311, si dice abbia inviato una furiosa lettera aperta all’imperatore Enrico VII, esortandolo a marciare su Firenze. La valle che lo aveva visto andare in guerra da giovane lo accolse di nuovo da vecchio esule che non poteva tornare a casa.
Vedere la valle oggi
Il Casentino di Dante non e’ chiuso in un museo. E’ la piana, il fiume e le torri, ancora in piedi dove le ha lasciate. La valle tiene viva la sua storia con teatro, incontri e rievocazioni durante l’anno, ed ecco cosa c’e’ in programma adesso.
- Teatro del Fiume - Strana favole
- Le radici del futuro
- Falconarius al Castello
- Spettacolo di sbandieratori
- Allegra Tonnarini presenta “La poesia”
- Gonfiabili e Nutella Party
Tre nomi dalla Divina Commedia - l’Archiano, Romena e i ruscelli del Casentino - indicano tutti questa stessa piccola valle. Dante combatte’ qui a ventiquattro anni e ne scriveva ancora negli ultimi anni di vita.
I paesi di questa guida
Leggi anche
- Organizzare la visita: un giorno, un weekend, o di più
- Il Casentino, stagione per stagione
- Cosa si mangia, e cos’è davvero una sagra
- Come arrivare, e come muoversi
- La storia che è ancora in piedi
- I due santuari: La Verna e Camaldoli
- Fatto in Casentino: lana, ferro e legno
- Il Casentino a piedi
- Il Casentino selvaggio
- Castelli e i conti Guidi
- I tredici paesi